Il berretto a sonagli
"Siete contenta ora?"
Essere contenti, ora, oggi: forse è questa la più grande difficoltà per l'Uomo, non solo quello pirandelliano.
E questa frase che apre il capolavoro del drammaturgo siciliano racchiude in sé tutta l'ambiguità, la fallibilità del parlare e dell'agire umano.
Esser contenti per sé o cercare d'esserlo per gli altri.
È come se i personaggi del "Berretto a Sonagli" tentassero di rispondere a questa unica, apparentemente semplice domanda.
Sono felici? O vogliono sembrarlo? I personaggi di Pirandello vengono sorpresi in questa loro sospensione, anime in pena in un limbo morale e personale.
NOTE DI REGIA
Maschere? Nude? Un gioco al massacro che non prevede vincitori; una società claustrofobica di auto-reclusi; un mondo dell'apparire in cui chi più si vuol mostrare procede per "sottrazione di sé". Un mondo in cui l'Io si annulla, la coscienza si frammenta e l'identità si disperde nella trama di tutte le parole dette e non potute (volute?) dire.
Prigione è la casa, per chi la scopre trasformata in luogo della colpa. Prigione è dove ci rinchiudiamo o veniamo rinchiusi. Ma prigione è il vincolo in senso astratto, il legarsi, l’esser legati… anche l’uno all’altro. Così tutto diventa prigione per Beatrice, Medea dei nostri tempi e delle nostre terre, che scoprendo la colpa del marito, vede trasformarsi in prigione il legame matrimoniale e decide di rompere i ceppi del ben più vincolante giogo sociale: l’onore. In un mondo freddato dall’apparire, il calore spunta, timida goccia di sangue su un bianco corpo (morto solo apparentemente), come la punta di un paradossale iceberg di passioni cocenti. Questo gigante alla deriva è l’onore personale (opposto, qui, a quello sociale, fatto di apparenze), il riscatto dal tradimento.
All’opposto troviamo un altro monolite, l’inappuntabile Campa, pietra posata su tanta ipocrisia, che paga con la stessa moneta il folle mondo dei sotterfugi. Ed è proprio in questo mondo prefabbricato, monoblocco e standardizzato, che i personaggi si muovono, come in un incubo quotidiano, in una stanza delle torture inflitte o subite col sorriso congelato. Il sangue ribolle ma il pallore sociale ha la meglio con un’invenzione geniale tipicamente pirandelliana: l’istituzionalizzazione di una salvifica pazzia.
Gino Auriuso
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